TASSONOMIA UE: ambiente, finanza… e il sociale?

Il tema della Tassonomia EU (allineato al Green Deal EU), che introduciamo oggi potrebbe risultare particolarmente tecnico, e ce ne scusiamo in anticipo. 

Questa evoluzione normativa rappresenta non solo un importante passo verso un cambiamento epocale, una sfida per la sua stessa implementazione, e per questo va doverosamente riportata, segna anche, un nuovo percorso che potrebbe trasformare a tal punto il mondo della finanza, facendo dell’investimento uno strumento sistemico (controllato e misurato), da poter fare da traino anche nello sviluppo concreto delle azioni per il mondo del Non Profit in ambito Sociale (es. social impact bond o sustainability bond)?

Innanzitutto riportiamo qualche dato di mercato degli investimenti in ambito di finanza sostenibile, proprio a partire dall’Accordo di Parigi (2015), quando l’UE ha posto al centro della propria strategia i temi ESG (Environmental, Social e Governance), varando una serie di provvedimenti volti a favorire la transizione verso un’economia più sostenibile, anche attraverso il contributo del sistema finanziario. Molto celermente: i fondi ESG sono cresciuti del 170%, EU Green Bonds oggi ammontano a 197 mld ed i fondi di impact investing si trovano in una crescita costante secondo i dati della GIIN hanno una crescita del 12% . Aggiungiamo un dato eccezionale della prima emissione del Btp green del Tesoro Italiano, operazione che ha incassato 8,5 miliardi (comunicato del ministero dell’Economia e delle Finanze).

Ma ritorniamo alla Tassonomia EU, che da oggi, 10 di marzo 2021, in tema di rendicontazione sostenibile, entra in vigore, e come tale sarà immediatamente efficace nel nostro ordinamento senza che occorra a tal fine alcuna implementazione dal legislatore italiano. Quali sono i perimetri definiti dal Regolamento 2019/2088?

I tre concetti basilari si riassumono così: orientamento dei capitali privati verso investimenti sostenibili; integrazione della sostenibilità nella gestione dei rischi; promozione della trasparenza sui temi ESG in una prospettiva di lungo periodo.

Ma andiamo un pochino più a fondo.. 

In primo luogo, la Tassonomia EU prevede che gli operatori del mercato finanziario diano informazioni di attinenza alla tassonomia dei prodotti che offrono, prevedendo obblighi diversi a seconda del tipo di indicazione sulla sostenibilità che accompagna il prodotto, fondo o strategia, su una parte di esso o essa, o sia più generalista.

A partire dal 31 dicembre 2021 anche gli asset managment, chi è impegnato nella vendita di prodotti finanziari, le assicurazioni ed i fondi pensione, dovranno dichiarare quanto sostenibile sia effettivamente un investimento SRI (Sustainable and Responsible Investment). Inoltre dovranno includere in che misura gli investimenti sottostanti sono allineati alla Tassonomia EU, espressa in percentuale dell’investimento, del fondo o del portafoglio.

La Tassonomia EU sarà anche il riferimento per attribuire incentivi europei e dei governi oltre che per le aziende, quotate con oltre 500 dipendenti, al fine di dichiarare il proprio impatto sull’ambiente, saranno soggette alla direttiva per la rendicontazione delle informazioni non finanziarie (Non-Financial Reporting Directive-NFRD) attraverso il cosiddetto “Comply or explain”, se non aderisci, spiega ufficialmente il perché e sarà il mercato a decidere.

Per concludere arriviamo ai due punti dolenti di questa fase: al momento non vi è nessuna traccia dei cosiddetti criteri “brown” (attività da considerarsi inquinanti), dato invece che potrebbe essere più che utile alle aziende per spiegare i propri miglioramenti.

Mentre per ultimo, nella Tassonomia EU almeno per ora non vi è quasi nessuna traccia di criteri sociali. Si accenna solamente al fatto che, dovranno essere rispettate le soglie minime di salvaguardare in ambito sociale osservando linee guida dell’OCSE per le multinazionali oltre alle Guiding Principles on Business and Human Rights delle Nazioni Unite.

A tal proposito riportiamo in prima battuta l’avvincentissima Teoria di Kate Raworth (2018) che suggerisce come un’economia per essere sana dovrebbe essere pianificata per prosperare e non per crescere, ponendo in evidenza quanto il confine interno che riguarda le dimensioni sociali (inner boundery) sia interdipendente con il  confine esterno, relativo ai limiti ambientali (outer boundery). Tale Teoria evidenzia quanto sia importante che nel ciclo di sostenibilità sia fondamentale che tutti gli SDG’s vengano presi in considerazione e quindi sviluppati perché vi sia un equilibrio economico. In seconda battuta cogliamo anche l’occasione di condividere il preziosissimo lavoro che sta realizzando l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS) e che ha realizzato nella giornata di ieri l’evento di presentazione del rapporto “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, Legge di Bilancio 2021 e lo sviluppo sostenibile”. Tutte queste azioni dimostrano quanto siano attivi un gran numero di entità tra professionisti, investitori SRI, aziende ed istituzioni, nazionali ed internazionali per realizzare in maniera corale un cambiamento ambizioso e strutturato nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

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