È tempo di dichiarazione dei redditi: 5×1000, 2×1000… [prima parte]

Dossier di approfondimento per organizzazioni e contribuenti [5×1000 e 2×1000]

Il dossier si compone di due parti: una su 2×1000 e 5×1000 che puoi leggere di seguito, una sull’8×1000 che puoi leggere qui. Il primo paragrafo introduttivo è uguale nelle due parti del dossier.

Si avvicina il momento della denuncia dei redditi e i contribuenti si troveranno di fronte a una tripla scelta, da sottolineare, assolutamente non alternativa.

Da quest’anno, infatti, si potrà scegliere di destinare il l’8×1000 che il 5×1000, ma anche il  2×1000 a enti beneficiari di varie tipologie. Si tratta in tutti e tre i casi di percentuali dell’IRPEF – l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche – che il contribuente ha la possibilità di destinare a vari scopi:

  • il 5 per mille dell’Irpef a determinate finalità di interesse sociale
  • il 2 per mille dell’Irpef a favore di organizzazioni che operano in campo culturale, oltre che ai partiti politici
  • l8 per mille dell’Irpef allo Stato oppure ad un’Istituzione religiosa (qui l’approfondimento).

La scelta di destinare l’8, 5 e 2 per mille non è obbligatoria. Non è nemmeno alternativa, quindi, volendo, il contribuente può anche scegliere di destinare al tempo stesso sia l’8 che il 2 che il 5 per mille. Non si possono però dare più preferenze all’interno del singolo “per mille” scelto.

In ogni caso la scelta non comporta alcuna maggiorazione d’imposta. Questo significa che l’8, 5 e 2 per mille, nel caso in cui il contribuente scelga di destinarli, non sono quote ulteriori caricate sull’imposta, ma quote prelevate dall’imposta medesima, che verrebbe comunque pagata.

Ogni cittadino può destinare le 3 percentuali IRPEF con 2 modalità alternative:  

  • indicandole nella dichiarazione annuale dei redditi, per i contribuenti obbligati alla presentazione di tale dichiarazione;
  • mediante la compilazione di una specifica scheda, approvata dalla Agenzia delle Entrate e allegata ai modelli di dichiarazione, per i contribuenti esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi.

La cosa che lo rende molto interessanti tali misure per le organizzazioni non profit è che il versamento dell’IRPEF e dunque, potenzialmente, delle tre percentuali riguarda oltre 40 milioni di contribuenti.

2 PER MILLE PER LA CULTURA (oltre che per i partiti politici)

Classica misura per il finanziamento dei partiti politici, nel 2016 è stata introdotta anche come misura a favore degli enti culturali dal Ministro Franceschini. Abolita nel 2017, spere rispetto agli enti del settore culturale, è stata reintrodotta nel 2020 con l’art. 97-bis del D.L. 104/2020 (convertito in legge). 

Anche in questo caso la scelta del 2×1000 ai partiti e quella del 2×1000 alla cultura non è assolutamente alternativa.

La prima scelta del 2×1000 a favore di enti operanti nel settore culturale potrà, dunque, essere fatta con la dichiarazione dei redditi 2021, anno in cui è stata fissata, per tale misura, una corresponsione massima di 12 milioni di euro. Al contrario di quanto accade per l’8×1000, se non viene compiuta alcuna scelta  la propria quota non viene destinata a nessuno e rimane allo stato. 

Attualmente deve ancora essere pubblicato il decreto attuativo del predetto D.L. “Agosto, il cui termine ultimo è di 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa.

Bisognerà attendere la pubblicazione di tale decreto per capire:

  • i requisiti delle organizzazioni – che comunque devono avere come finalità, secondo il rispettivo atto costitutivo o statuto, lo svolgimento e/o la promozione di attività culturali – cui devolvere la quota del 2 per mille dell’IRPEF;
  • i criteri di iscrizione di nuove associazioni 
  • cosa succederà alle 1300 organizzazioni già iscritte nell’elenco di cui al DPCM 21 marzo 2016: saranno cancellate e dovranno ri-iscriversi o saranno direttamente beneficiarie anche per il 2020?
  • le cause di revoca o decadenza;
  • le ulteriori disposizioni applicative per la concreta attribuzione della predetta quota IRPEF
  • i criteri e le modalità per il riparto e la corresponsione delle somme spettanti alle associazioni culturali “sulla base delle scelte operate dai contribuenti, in modo da garantire la tempestività e l’economicità di gestione”.

Purtroppo, al momento, rimangono ancora escluse le Fondazioni, già tagliate fuori da questa misura nel 2016. In alcuni casi però sono potute “rientrare” grazie alle associazioni “degli amici”, com’è il caso dei musei milanesi Brera, Poldi Pezzoli, Bagatti Valsecchi e della Raccolta Bertarelli. Riportiamo di seguito la testimonianza di Loretta Veri, presidente dell’Organizzazione di volontariato Promemoria – Amici dell’Archivio Diaristico Nazionale.

LA TESTIMONIANZA DELL’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO  ‘PROMEMORIA’

Campagna 2 per mille a favore dell’Archivio Diaristico Nazionale

“Il due per mille è stata un’opportunità incredibile per la minuscola organizzazione di volontariato che presiedo e siamo felicissimi che sia tornato attivo. L’associazione si chiama Promemoria e già dal suo nome tradisce il suo scopo. Supporta, prevalentemente con il volontariato dei suoi componenti, l’Archivio dei diari e in particolare il suo Piccolo museo del diario. Quando nel 2016 è uscito il 2×1000 e abbiamo appreso che le Fondazioni culturali erano escluse, Promemoria ha potuto fare la sua parte iscrivendosi nel famoso elenco delle associazioni che avevano accesso al beneficio. La campagna era tutta rivolta al museo e abbiamo intercettato moltissime persone felici di usare il 2×1000 come seconda opportunità per donare alla causa della memoria. In tanti ci hanno detto che finalmente potevano estendere la loro platea di beneficiari comprendendo anche l’Archivio e il suo museo giacché il loro 5×1000 era destinato ad altre cause. Basti pensare che l’Archivio con i suoi 5×1000 (volontariato + tutela beni culturali) ha raggiunto nell’ultimo anno quota 364 firme mentre Promemoria con il suo 2×1000 ha convinto 1.474 a firmare indicando il CF 02026370516 nell’unico anno di vigenza del beneficio. Il risultato in termini di raccolta è stato di 33.447€ che abbiamo investito in tante azioni per il museo e rendicontato sul nostro sito promemoria.org

Come simbolo della campagna abbiamo scelto un diario particolare, scritto da Ida Nencioni su foglietti di calendario. Il foglietto della nostra campagna ha, neanche a dirlo, un grande due, rosso come il filo della memoria che ci contraddistingue.”

Loretta Veri – Presidente di Promemoria

 

5 PER MILLE – Le novità introdotte dal D.C.P.M. 23 luglio 2020

La misura si sussidiarietà fiscale più conosciuta delle tre che stiamo analizzando, sia dai contribuenti che dalle organizzazioni, è senz’altro il 5×1000, introdotta nel 2006 e stabilizzata nel 2014. Anche in questo caso il contribuente può scegliere a chi destinare il 5×1000 del proprio Irpef tra un elenco di enti e organizzazioni che hanno fatto richiesta di essere inseriti in appositi elenchi. 

In realtà il contribuente ha una triplice scelta

  1. può scegliere la tipologia di ente da sostenere, apponendo la propria firma nell’apposito spazio tra i 6 disponibili (volontariato, ricerca scientifica,  ricerca sanitaria, attività sociali svolte dal Comune di residenza, tutela dei beni culturali e paesaggistici, attività sportive,  attività di gestione delle aree protette)
  2. può indicare il C.F. dell’ente che ha individuato e compare negli elenchi degli enti ammessi al 5×1000
  3. può sia firmare scegliendo il settore di operatività che indicare il C.F. dell’ente

La terza scelta può essere la più redditizia per l’organizzazione destinataria del contributo. In questo caso l’ente, infatti, riceverà sia la quota del 5×1000 che il contribuente ha inteso assegnargli  apponendo il C.F. nello spazio riservato, sia una quota di ripartizione che proviene da tutti coloro che hanno posto solo la firma sulla tipologia dell’ente, senza indicare alcun ente specifico. Per effetto di un meccanismo di riparto complesso,  la terza scelta per un ente del settore culturale, ad esempio, risulta particolarmente conveniente perché in tale settore sono inscritti pochi soggetti quindi il riparto di quelli che firmano senza mettere un CF è molto più alto e genera più quote per tutti. Mentre una firma per una organizzazione non un valore di 100 €. 

Da notare che, a differenza di quanto accade per l’8 per mille, l’ammontare del 5 per mille non devoluto, ovvero la quota che fa riferimento ai cittadini che non esprimono la propria scelta nella dichiarazione dei redditi, non viene ripartito tra gli aventi diritto, ma ritorna nelle casse dello Stato che decide come investirlo.

Da poco, contestualmente alla riforma del terzo settore, sono cambiate alcune regole per accedere al 5×1000. Di seguito analizziamo le principali novità. 

Tipologie di enti ammessi

La novità più importante in merito alla tipologia di enti che in futuro potranno accedere ai fondi del 5×1000 è introdotta dall’art.1 co.1 lettera a) del DPCM. L’articolo prevede infatti che il 5×1000 possa essere destinato  al  sostegno degli ETS Enti  del  Terzo Settore  iscritti  nel  RUNTSRegistro Unico Nazionale  del  Terzo  Settore,  comprese  le  cooperative  sociali  ed escluse le imprese sociali costituite in forma di società.

Considerato che il RUNTS non è ancora funzionante, il DPCM prevede che detta disposizione  abbia  effetto  “a  decorrere  dall’anno  successivo  a  quello  di operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore”. Fino all’operatività del RUNTS una associazione può partecipare al riparto solo se è :

  • ONLUS, iscritta all’Anagrafe unica delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, previa presentazione di una istanza alla Direzione regionale delle Entrate territorialmente competente; 
  • OdV, iscritta al Registro regionale delle Organizzazioni di Volontariato
  • ONG Organizzazione Non Governativa ‘storica’ iscritta nel nuovo settore n. 11 bis delle Onlus relativo alla “cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale” 
  • APS, iscritta ai Registri (nazionale o regionali) delle Associazioni di Promozione Sociale 
  • Associazione e fondazione di diritto privato iscritta al Registro delle Persone Giuridiche (regionale o ministeriale)  ed operante nei settori propri delle Onlus (elencati nel dlgs. 460/1997, all’art.10, c.1, lettera a) .
  • le cooperative sociali e i consorzi di cooperative sociali, di cui alla legge 381/1991;
  • gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi e intese
  • Onlus parziali ai sensi dell’art.10, c.9 del dlgs 460/1997.
 

Oltre agli ETS, possono e potranno essere destinatari del 5×1000 le seguenti tipologie di enti e organizzazioni:

  • ASD Associazioni Sportive Dilettantistiche, riconosciute ai fini sportivi dal CONI, che svolgono di avviamento allo sport rivolta a minori, ultrasessantenni 
  • enti senza scopo di lucro della ricerca scientifica e dell’università, quali università e istituti universitari, statali e non statali legalmente riconosciuti, consorzi interuniversitari, istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, statali e non statali legalmente riconosciute, ovvero enti ed istituzioni di ricerca, indipendentemente dallo status giuridico e dalla fonte di finanziamento, la cui finalità principale consiste nello svolgere attività di ricerca scientifica;
  • enti della ricerca sanitaria quali gli enti destinatari dei finanziamenti pubblici riservati alla ricerca sanitaria, le fondazioni o enti istituiti per legge e vigilati dal Ministero della salute, le associazioni senza fini di lucro e le fondazioni che svolgono attività di ricerca traslazionale, in collaborazione con gli enti precedentemente indicati, che contribuiscono con proprie risorse finanziarie, umane e strumentali, ai programmi di ricerca sanitaria determinati dal Ministero della salute
  • Comuni (per le sole attività sociali svolte) 

Resta inoltre possibile la destinazione del contributo per il finanziamento di:

  • enti senza scopo di lucro, legalmente riconosciuti, che realizzano attività di tutela, promozione o valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e che dimostrino di operare in tale campo da almeno 5 anni
  • enti gestori aree protette
 

Iscrizione alle liste di accreditamento  

Date le novità introdotte dal D.P.C.M. 23 luglio 2020, per essere accreditati al riparto del contributo del 5 per mille, gli enti interessati dovranno rivolgersi alle amministrazioni competenti, cui è affidato anche il controllo dei requisiti richiesti per l’iscrizione.

Il riferimento è, in particolare, al:

  • Ministero dell’Università e della ricerca, per gli enti della ricerca scientifica e dell’università
  • Ministero della Salute, per gli enti della ricerca sanitaria
  • CONI, per le associazioni sportive dilettantistiche (ASD)
  • Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, per gli ETS (quando sarà operativo il Runts).
    In realtà, una volta andato a regime il RUNTS, gli ETS potranno iscriversi alle liste di accesso al 5 per 1000 all’atto della presentazione della domanda di iscrizione al Registro stesso, o anche in un momento successivo, in fase di aggiornamento delle informazioni depositate presso il RUNTS e comunque entro il 10 aprile di ogni anno. Dunque l’iscrizione alle liste del 5×1000 diventa operativa su base territoriale e non sarà più a capo dell’Agenzia delle Entrate. Il  RUNTS, infatti, è operativamente gestito dagli uffici preposti dalle Regioni e dalle Province autonome (salvo che per quanto riguarda le reti associative, per le quali il legislatore ha individuato una competenza dell’ufficio statale, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali). Sulla base delle istanze di accreditamento, il Ministero del lavoro delle politiche sociali trarrà dalla base informativa del RUN TS l’elenco degli ETS che hanno espresso la volontà di partecipare al riparto del 5 per 100. Fino all’operatività del RUNTS, resta ferma la competenza dell’Agenzia delle entrate per gli enti del volontariato.

I Comuni sono esentati dall’accreditamento.

Tempi e validità dell’accreditamento

Le competenti Amministrazioni provvederanno alla pubblicazione degli elenchi degli enti iscritti al 5 per 1000 entro il 20 aprile di ogni anno con la possibilità per il legale rappresentante di richiedere rettifiche/variazioni entro il 30 aprile

Il termine per la pubblicazione degli elenchi definitivi sarà il 10 maggio. 

Le Amministrazioni competenti dovranno poi rispettare il termine del 31 dicembre per effettuare la pubblicazione sul proprio sito dell’elenco degli enti ammessi e degli enti esclusi, e trasmettere gli stessi elenchi all’Agenzia delle Entrate. 

Gli elenchi avranno carattere permanente: non sarà necessario presentare ogni anno la domanda di iscrizione e la dichiarazione sostitutiva a meno che non siano sopravvenute variazioni significative.

Erogazione del contributo

Agli enti che si sono correttamente accreditati e che sono quindi iscritti negli elenchi 5 per mille spetta la quota loro destinata in base alle scelte dei contribuenti. 

La soglia minima erogabile a ciascun ente passa da 12 a 100 euro. Al di sotto di tale cifra, le somme non saranno corrisposte all’ente indicato dal contribuente ma verranno ripartite tra gli enti della medesima categoria in proporzione alle scelte espresse da ciascun contribuente.

La nuova normativa prevede una significativa accelerazione delle procedure di erogazione delle risorse.  Con le nuove norme, infatti, dal 2021 il tempo di attesa verrà ridotto dagli attuali due anni a un solo anno, cosicché, per esempio, nel 2021 sarà versato il 5×1000 che i contribuenti hanno scelto nel 2020. 

Regole di trasparenza e rendicontazione 

Gli enti beneficiari del contributo saranno tenuti a redigere un rendiconto entro un anno dall’erogazione delle somme, accompagnato da una relazione illustrativa, dai quali dovrà risultare l’effettivo utilizzo di quanto percepito. Tali documenti dovranno essere pubblicati sul sito web e trasmessi all’Amministrazione competente. Restano esclusi dall’invio i soggetti beneficiari di somme inferiori a 20mila euro, che dovranno conservare per dieci anni i documenti redatti. Gli enti che non procedono all’invio della documentazione entro 30 giorni dalla richiesta andranno incontro ad una sanzione pecuniaria pari al 25% del contributo percepito. Le Amministrazioni erogatrici saranno tenute, entro 90 giorni dall’erogazione del contributo, a pubblicare in un’apposita sezione del proprio sito gli elenchi dei soggetti che hanno ricevuto le somme e il relativo importo.

2 PER MILLE, 5 PER MILLE, 8 PER MILLE: ALCUNE CONSIDERAZIONI

Attualmente quella del 5×1000 è diventata una delle campagne annuali irrinunciabili per le organizzazioni grandi o piccole che siano. Cosa abbastanza singolare se si pensa che il  5×1000, come anche il 2×1000 e l’8×1000 non sono un vero e proprio strumento di raccolta fondi, ma piuttosto misure di sussidiarietà fiscale. Il contribuente non dona la propria quota e, in caso in cui non indichi alcun beneficiario, la quota non rientra nella sua disponibilità, come in una normale dinamica di donazione, ma, come abbiamo visto, viene ripartita tra gli enti beneficiari o rimane allo Stato. 

Ed è proprio questo che piace molto alle organizzazioni: alla fine mettere a disposizione il proprio %x1000 per una organizzazione piuttosto che un’altra, costa al contribuente solo lo sforzo di una scelta e non una rinuncia ad una somma di danaro. Sembra quasi che convincerli sia più facile!

Ma l’insidia è sempre dietro l’angolo, vediamo perché:

  • Innanzitutto, dato che destinatario del 5×1000 può essere un solo ente,  il contribuente con ogni probabilità farà una scelta di fedeltà scegliendo con costanza la propria organizzazione del cuore, oppure, per non scontentare nessuno, la cambierà ogni anno, vanificando tutti gli sforzi di fidelizzazione messi in campo dalle organizzazioni stesse.
  • Questo si aggiunge al fatto che, non trattandosi di una vera e propria donazione, l’ente non può sapere chi gli destina il 5×1000. Non si ha dunque la possibilità di costruire con la persona una relazione neanche ringraziarla, cosa che sta alla base di ogni azione di fundraising.
  • Altro punto fondamentale è che le somme destinate al 5 per mille dai contribuenti vengono tagliate se superano un tetto fissato a 500 milioni di euro (sono stati tagliati 13 milioni dai fondi del 2018). La legge di bilancio 2020 ha previsto di innalzare il tetto: a partire dalla ripartizione 2020 dovrebbero essere disponibili 510 milioni, che saliranno a 520 milioni nel 2021 e a 525 milioni nel 2022 (legge 160/2019, articolo 1, comma 720).  Sta di fatto, però, che il tetto rende la torta a disposizione sempre più piccola con l’aumentare degli enti, pubblici e privati, ammessi al finanziamento. 

Tenendo a mente tutto ciò, la considerazione principale che un’organizzazione deve fare affrontando la campagna 5×1000 è che, se anche questo sembra uno strumento di raccolta fondi a portata di tutti, delle circa 350.000 tra organizzazioni non profit oggi presenti in Italia solo 57.000 (oltre a 8.000 comuni) vengono ammesse al finanziamento e di questi il 90% dei prende meno di 10 firme sulle dichiarazioni IRPEF. 

COSA FARE PER AFFRONTARE AL MEGLIO LA PROPRIA CAMPAGNA x1000? 

INDIVIDUARE E SEGMENTARE IL TARGET
Ci sono varie categorie di soggetti a cui proporre la campagna  5×1000 e/o 2×1000 a partire dalle persone interne all’organizzazione, a quelle vicine ad essa, come i volontari o i donatori e fornitori/clienti, i nostri donatori e prospect, ma anche alcune categorie di professionisti o attività imprenditoriali e commerciali, che  possono fungere da soggetti moltiplicatori, veicolando il nostro messaggio a dipendenti, clienti, loro fornitori.

UTILIZZARE IL PASSAPAROLA, ANCHE DIGITALE
Utilizzando il meccanismo del passaparola, anche digitale (social e whatsapp) possiamo potenziare le reti di volontari e di relazioni, valorizzando le dinamiche della comunicazione peer to peer tipiche del community fundraising e diffondere capillarmente il nostro messaggio presso la nostra comunità di riferimento. Occorre dunque lavorare su questo, fornendo ai volontari un kit di comunicazione pronto all’uso, sia on line che off line. 

PIANIFICARE

La campagna dura tanti mesi (da marzo a novembre) quindi bisogna dosare le energie in modo da garantire sempre lo stesso livello di prestazione, trovando un’integrazione e un equilibrio con le altre campagne di fundraising. Sarà utilissimo utilizzare uno strumento di pianificazione molto semplice e che abbiamo già analizzato, il GANTT, che ci consentirà di visualizzare in maniera chiara e condivisa le diverse tempistiche con cui mettere in campo i vari strumenti che abbiamo deciso di utilizzare.

IMPLEMENTARE UNA CAMPAGNA MULTICANALE

Tenendo conto dei segmenti di target individuati e dei tempi dilatati, occorre pianificare una campagna multicanale, in grado di valorizzare le potenzialità degli strumenti off line e di quelli digital. A titolo esemplificativo, riportiamo alcuni degli strumenti maggiormente utilizzati: 

STRUMENTI ON LINESTRUMENTI OFF LINE

Landing page o pagina sito dedicata

Emailing dedicato

Banner in newsletter

Video

Post dedicati sui social

Advertising

SMS / whatsapp

Biglietto

Segnalibro

Locandina / Flyer

Manifesti

Gadget 

Busta porta scontrini 

Mailing dedicato

MISURARE E COMUNICARE L’IMPATTO
Solitamente alle persone sostenendo un ente, desiderano contribuire a risolvere, attraverso l’impegno e le azioni dell’ente stesso, un problema che ritengono prioritario e che affligge alcune categorie di beneficiari. Anche in questo caso vale la regola d’oro del fundraising: le persone aiutano persone che aiutano altre persone. Al centro della comunicazione vanno dunque messi i beneficiarie le loro storie e importantissima sarà  la capacità di saper misurare e  comunicare l’impatto benefico che riusciamo a produrre rispetto alle problematiche che affliggono loro e la comunità che li accoglie. Oggi più che mai ci troviamo davanti ad una grande sfida ed opportunità, quella della “misurazione d’impatto”. Sarà sempre più importante strutturarsi in tal senso e valorizzare il bene e l’impegno intangibile e tangibile che un ente produce e mette in atto attraverso le sue azioni e competenze specifiche. Il contribuente si identifica con una missione, l’impegno per il proprio territorio o la reputazione che un ente ha, quindi per come è in grado di comunicarsi, attraverso le immagini di “impatto” ma soprattutto i risultati concreti e riconosciuti dalle istituzioni. Per farlo serve quindi un linguaggio comune a tutti, quello della trasparenza, della necessità e dei valori: quella lingua comune a tutti i settori sono i 17 Sustainable Development Goals ed i suoi 169 target dell’Agenda 2030.

VALORIZZARE IL GESTO
La campagna funzionerà meglio se riusciamo a proporre un obiettivo raggiungibile, magari legando la nostra raccolta ad un macro progetto, possibilmente ampio e che abbia continuità nel tempo. Molto efficace, in tal senso, è dare degli esempi concreti di quello che l’organizzazione potrà compiere grazie alla firma del contribuente.

Check up gratuito campagna 5x1000 o 2x1000

Scopri come funziona e come usufruirne

In sintesi

Per chi

Organizzazioni ed enti beneficiari del 5 per mille o 2 per mille

Come

1 ora di check up gratuito via Google Meet

Quando

Opportunità valida fino al 7 aprile 2021

Come funziona

  1. Compila il form

  2. Noi ti contattiamo per fissare data e orario del check up online

  3. Check up gratuito di 1 ora per campagna 5 per mille o 2 per mille

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